Diario Digitalizzazione della Pubblica Amministrazione

 

Digitalizzazione della Pubblica Amministrazione

14 Settembre 2012

Il recente articolo di Massimo Sideri (“Che fine ha fatto l‘Agenda digitale?”) mi ha fatto riflettere, nonostante sia forse passato inosservato a molti, magari ancora intenti, il 22 agosto, a godersi lo strano clima vacanziero dell’estate 2012.

Ma mi sta facendo riflettere maggiormente la scettica aspettativa dei più per l'esito del Consiglio dei Ministri del 28 settembre, dal quale potremmo invece attenderci un decreto legislativo che dia il via alla stagione di innovazioni che va anche sotto il nome DigItalia.

Con l’autunno arrivera’ anche la stagione delle grandi fiere. Un extraterrestre che fosse atterrato per sbaglio l’anno scorso a SMAU (al via a Milano prossimamente), avrebbe potuto pensare che lo sviluppo del digitale in Italia tutto sommato non sia così male:

Peccato che anche al nostro alieno basterebbe poco per accorgersi dell’esistenza - accanto alle realtà di eccellenza in termini di infrastruttura hardware, software, competenza dell’utente/operatore - di una parabola discendente che tocca il suo punto più basso quando dalle famiglie e dalle imprese raggiungiamo molti, troppi uffici della pubblica amministrazione.

Provate a pensarci: che computer avete in casa? E in ufficio? E che PC avete visto adoperare allo sportello l’ultima volta che siete andati a fare quel certificato? Si tratta di una generalizzazione, lo so. Però…

Non che in ambito Pubblica Amministrazione manchino semplici ma comunque apprezzabili tentativi: penso, ad esempio, alle iniziative per valorizzare il patrimonio multimediale (una fra le altre: la Valle d'Aosta).  Temo che, tuttavia, si tratti spesso di iniziative gestite da un manipolo di volenterosi e che manchi una linea decisa. La politica, cioe’ “noi”, sta facendo abbastanza in questo senso?

Molti poi ignorano il valore degli enormi investimenti che sono gia’ stati effettuati negli ultimi quarant’anni dalla Pubblica Amministrazione, ma che non riescono ad essere ancora valorizzati appieno solo perche’ soffrono il difetto della frammentazione e di una visione unitaria ed armonica, che, appunto, la famosa Agenda digitale dovrebbe o potrebbe darci.

All’ex ministro Brunetta andrebbe dato atto di aver voluto fare della semplificazione della PA (ergo, della sua digitalizzazione) un cavallo di battaglia. Basti ricordare il lancio in pompa magna della posta certificata.

Premio Nuova Pubblica Amministrazione - Contest Zooppa

A ben guardare fra i nostri attuali ‘tecnici’, il ministro Corrado Passera potrebbe davvero essere considerato il nuovo alfiere governativo del tema, sia per la sua determinazione, che per la sua provenienza dal settore privato, che ha saputo affrontare questo tema con punte di eccellenza. L’Agenzia per l’Italia digitale, lanciata prima dell’estate, si promette proprio di intervenire anche sulla PA, ad esempio razionalizzando le spese informatiche e alfabetizzando il pubblico impiego.

Quant’è la strada da fare? Ancora tanta. Secondo L’Osservatorio del Politecnico di Milano, solo il 47% degli enti pubblici locali consente di pagare i tributi via web. Se ci pensate, basterebbe eliminare qualche fila per renderci, come cittadini, il rapporto con la Pubblica Amministrazione assai meno travagliato.

Se pero’ leggessimo l’articolo di Sideri, ci renderemmo conto di come l’Agenda Digitale non sia ancora tra le priorita’ che si stanno affrontando. E lo capiamo anche dal (purtroppo povero) dibattito in corso sui futuri programmi politici.

Dall’altro lato, comprendiamo anche tutti che il nostro attuale Governo stia cercando di fronteggiare urgentemente una sfida epocale.

Ma non basta pensare che la scelta di soluzioni basate su standard aperti (l’adozione del cosiddetto software “open source”, come auspicato nel Decreto Sviluppo di fine luglio) possa costituire la ricetta per guarire dai nostri mali.

Rimango infatti dell’avviso che guardare alla digitalizzazione (ma anche al tema della Banda Larga) come ad elementi di spesa da prioritizzare, o meno, possa costituire un grave limite oltre che un errore strategico, facendoci davvero perdere l’occasione per trasformare un problema in opportunita’. Mi viene in mente, mutatis mutandis, l’agilita’ con la quale, qualche anno fa,la Cina ha saputo risolvere il problema dell’arretratezza della propria infrastruttura fissa di telecomunicazioni: saltando a pie’ pari sulle reti cellulari.

Questa e’ infatti una delle sorprendenti leggi dell’industria ICT (Information & Communication Technology): per colmare il gap, non e’ necessario costruire “per strati”, partendo dal punto in cui si e’ arrivati, ma e’ invece possibile prendere la scorciatoia dell’innovazione.

In modo analogo, dovremmo fare leva sull’Agenda Digitale proprio per innescare l’onda di innovazione di cui il nostro Paese avrebbe tanto bisogno e che si potrebbe tradurre in costi minori e maggiore occupazione in un settore strategico come quello ell’Informatica, dove invece anche fior di Aziende italiane stanno soffrendo una concorrenza impari, senza poter diventare agenti del cambiamento nel nostro Paese.

Solo a titolo di esempio, perche’ non ci decidiamo ad unire le forze a livello di sistema, per favorire la creazione di un grande #poloinformatico a livello italiano, che possa, con l’aiuto dei grandi attori mondiali dell’ICT, attuare la tanto agognata Agenda Digitale? Potrebbe questo essere uno dei temi al centro del dibattito politico, quantomeno per la prossima legislatura?

Penso che nel Paese e nella classe politica vi siano numerose persone preparate e pronte ad affrontarlo: tocca a noi far capire loro che pensiamo davvero che sia venuto il momento di farlo.

 

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