Diario Big Data o Small Data?

 

Big Data o Small Data?

18 Gennaio 2014

Federico Guerrini in un articolo sulla sezione tecnologia su La Stampa.it, aveva analizzato il grande spreco nell'analisi dei Big Data. L'articolo prendeva in considerazione il report realizzato da IDC sulla previsione dell'utilizzo dei Big Data nel 2020.

Di tutta questa immensa mole di dati, circa un terzo avrà valore se correttamente etichettato e analizzato. Alcune categorie di dati più di altre. Per esempio, quelle provenienti da sensori e dispositivi medici, dai social media, da sofisticati algoritmi che permetteranno di classificare in tempo reale le immagini caricate sul Web.

C’è però un problema non trascurabile: ed è quello di garantire la riservatezza delle tipologie di dati che la richiedono. Responsabilità che, anche quando il materiale è prodotto dai singoli utenti, è quasi sempre in capo alle aziende che gestiscono le piattaforme su cui tali informazioni transitano e vengono condivise.

Altro annoso problema è quello del livello di security su questa tipologia di dati: in nazioni come Cina e India l’attenzione all’information security è al momento minore rispetto ai paesi europei.  Ma, come abbiamo visto recentemente, sul tema della security nessuno è in grado di scagliare la prima pietra...  Si spera però che questa sensibilità sia destinata ad aumentare col tempo, anche perché, a livello mondiale, nel campo della produzione dei dati, la tendenza è proprio a favore dei Paesi emergenti: si stima che dalla sola Cina, entro il 2020, proverrà il 20 % di tutti i dati generati sul pianeta.

Eppure quello del Big Data è un treno sul quale è necessario salire anche a livello del nostro Paese, se vogliamo raggiungere la cosiddetta Information Age, come ho cercato di indicare nel corso dell'intervista che Peppino Turani ha pubblicato su Uomini & Business di gennaio 2014.

 

 

 

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